NON DIMENTICATE. PIAZZALE LORETO 10 agosto 1944


Vi chiedo una sola cosa: se sopravvivete a questa epoca non dimenticate.
Non dimenticate né i buoni né i cattivi.
Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.
Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia.
Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi.
Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà.
Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.

Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943

il vilipendio degli uccisi

Piazzale Loreto 10 ago 1944
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Intervento On. Antonio Pizzinato

On. Antonio PizzinatoCome sanare il vulnus giuridico?

On. Antonio Pizzinato, presentatore del DdL n. 2448 della XIV legislatura, Presidente onorario ANPI regionale della Lombardia

Presenta e presiede il dott. Giorgio Oldrini, giornalista.

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Trascrizione relazione

Ringrazio Sergio Fogagnolo, i promotori e gli organizzatori tutti per aver dato vita a questa giornata di conoscenza e approfondimento. Voglio anche esprimere un apprezzamento non formale a quanti mi hanno preceduto - e a coloro che seguiranno – per i contributi tesi a fornire strumenti per una conoscenza necessariamente articolata sia sotto il profilo storico e storiografico che per quanto attiene gli assai complessi aspetti dei procedimenti giudiziari – sciaguratamente e colpevolmente tardivi – relativi alle stragi nazifasciste.

L’odierno mio intervento trae spunto dalla presentazione al Senato del Disegno di Legge n. 2448 di cui sono stato primo firmatario nella la XIV Legislatura, quella intercorsa dal 2001 al 2006 (II e III Governo Berlusconi).
Intitolato “Misure di equa riparazione a favore delle vittime delle stragi nazifasciste rinvenute negli archivi della Procura generale militare di Roma>, il DDL fu sottoscritto da oltre sessanta colleghi senatori dei Gruppi Parlamentari del centro sinistra e presentato alla Presidenza il 30 luglio 2003.
Nel corso della mia attività parlamentare il legame con il territorio è sempre stato profondo e anche questo caso ne dà conferma, poiché lo studio di tale iniziativa mi fu prospettato da Sergio Fogagnolo, figlio di Umberto, martire di Piazzale Loreto, presidente dell’Associazione “Le radici della pace – I quindici” che riunisce i famigliari dei caduti nell’eccidio del 10 agosto 1994.
Pirelli, Falck, Ercole Marelli sono i nomi delle fabbriche in cui una parte consistente dei Quindici Martiri di Piazzale Loreto dispiegava la propria attività antifascista, con ruoli di primo piano nell’ organizzazione degli scioperi del 1943 e del 1944. Quelle fabbriche e un luogo, Sesto San Giovanni, che ha versato un tributo enorme alla causa della Liberazione, appartengono anche alla mia vita, alla mia esperienza sindacale e politica, al mio essere cittadino sestese (pur nato in Friuli, alle pendici del Cansiglio, altro epicentro di Resistenza, che visse anche l’esperienza di Repubblica partigiana). Così avevo seguito con attenzione e intenso coinvolgimento, in termini di aspettativa di verità e giustizia, la vicenda del processo a Theodor Saevecke, reso appunto possibile dall’ ”esumazione” dei 695 fascicoli del cosiddetto Armadio della vergogna e dal grande lavoro di ricognizione documentaria del dott. Pier Paolo Rivello e del suo ufficio, lavoro peraltro sottolineato anche nella sentenza di condanna all’ergastolo del capitano SS.
Ritengo opportuno richiamare la collocazione temporale - il 2003 -  della presentazione del disegno di legge 2448. La stesura iniziale scaturì dalla proposta formulata da Sergio Fogagnolo e dal confronto da me operato con ANPI e ANED milanesi e fu poi successivamente elaborata e perfezionata mediante il confronto con gli altri senatori firmatari, in particolare con quelli impegnati nei lavori delle Commissioni Giustizia e Difesa e infine presentata alla Presidenza di Palazzo Madama il 30 luglio 2003, ossia un mese e mezzo dopo la promulgazione della Legge 107 del 15 maggio 2003 relativa alla - cito testualmente - “Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a stragi nazifasciste> a cui la legge assegnava “il compito di indagare su:
a) le cause delle archiviazioni “provvisorie” dei 695 fascicoli ritrovati nel 1994 a Palazzo Cesi, sede della Procura generale militare, “il contenuto dei fascicoli e le ragioni per cui essi sono stati ritrovati a Palazzo Cesi, anziché nell'archivio degli atti dei tribunali di guerra soppressi e del Tribunale speciale per la difesa dello Stato;
b) le cause che avrebbero portato all'occultamento dei fascicoli e le eventuali responsabilità;
c) le cause della eventuale mancata individuazione o del mancato perseguimento dei responsabili di atti e di comportamenti contrari al diritto nazionale e internazionale>.
L’Istituzione di tale Commissione bicamerale di inchiesta era stata fortemente auspicata fin dal marzo 2001 nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sul rinvenimento dei fascicoli effettuata dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Quel primo atto di indagine parlamentare (preceduto da un’autonoma inchiesta interna del Consiglio della Magistratura Militare) si era svolto in un lasso breve, da gennaio a marzo 2001, forzatamente contingentato dal termine della legislatura, ma aveva, nelle sue conclusioni, cristallizzato sia la “colpevole inerzia dello Stato> che, come ribadito negli interventi che mi hanno preceduto “per cinquant’anni non ha voluto cercare e perseguire i colpevoli> delle stragi nazifasciste sia l’esistenza di un “debito morale di giustizia postuma nei confronti delle migliaia di vittime delle stragi di guerra, che le istituzioni devono oggi pagare, assicurando loro giustizia e tenendo vivo il ricordo di quanti si sono sacrificati per il bene della Patria e delle vittime inermi di raccapriccianti e vigliacche rappresaglie, espressioni della ingiustificata e inaudita ferocia delle forze naziste alleate della dittatura fascista>.
Avrete notato l’erroneo utilizzo del termine “rappresaglie” (che torna anche nel DDL 2448 da me presentato); oggi grazie ai processi celebrati e al lavoro degli storici, sappiamo che in massima parte si trattò di ben altro, ossia di una vera e propria “guerra ai civili” finalizzata a disseminare terrore e che, peraltro, di “legittimo esercizio della rappresaglia”, stante le sentenze Priebke e Sae-vecke non si può parlare neppure nel caso delle Fosse Ardeatine e di Piazzale Loreto; ma su questo aspetto tornerò più avanti. Voglio soffermarmi su quella realtà che emerge sin dal 2001: la colpevole inerzia dello Stato, il debito morale di giustizia postuma verso le vittime e, aggiungo - all’unisono con tutte le Associazioni che da anni si battono in tal senso - il dovere di restituire verità a tutti i cittadini italiani.
Furono esattamente questi gli elementi su cui si focalizzavano gli 8 articoli del Disegno di Legge, che intendeva sia assicurare un’equa riparazione riferita alla violazione del termine ragionevole del processo a coloro che in quelle stragi “riportarono lesioni gravissime o gravi, ovvero patirono l’ uccisione del coniuge, del convivente more uxorio o di un genitore, ed ai loro eredi> (la somma indicata ammontava a 25.000,00 euro per ciascuna persona) sia disporre, a riparazione dei danni di memoria causati dall’illecita archiviazione della documentazione, “l’erogazione di risorse a titolo di contributi a favore delle Associazioni dei famigliari e delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali dei luoghi che furono teatro delle stragi per le spese di ricerca storica, manutenzione e custodia di opere dedicate alla memoria> di quei crimini.
Con tale finalità si prevedeva l’istituzione, presso il Ministero della Difesa, di un apposito “Fondo per la ricerca storica sulle 695 stragi rinvenute negli archivi della Procura generale militare di Roma>, con dotazione iniziale di cinque milioni di euro.
Il Disegno di Legge 2448 fu assegnato, grazie alle pressioni dei gruppi parlamentari proponenti, in data 25 novembre 2003 all’esame delle Commissioni del Senato 2° e 4° (Giustizia e Difesa) riunite e, dopo ulteriori sollecitazioni, messo in calendario al 25 febbraio 2004 per l’avvio della discussione.
Dopo quella prima riunione in cui vennero illustrati i contenuti e dato conto del sostegno ottenuto dal testo, non vi fu più seguito, nonostante le successive richieste avanzate per sollecitare la ripresa dell’esame.
Al termine di quella legislatura(nel 2006) non mi sono più ricandidato, in coerenza con la mia proposta e la battaglia politica per limitare a due mandati consecutivi l’attività di parlamentare. Tuttavia ho continuato a contattare vari parlamentari affinché fossero intraprese nuove iniziative per la ripresa di quel DDL, ove necessario rivisto e aggiornato. Il senatore dell’Ulivo Gianni Nieddu e altri hanno ripresentato la proposta mediante nuovo DDL n.548, in data 31 maggio 2006. Purtroppo anche nel corso di questa legislatura, benché fosse mutata la maggioranza governativa, dopo l’avvio dell’esame nelle competenti Commissioni (Giustizia e Difesa riunite prima, indi Affari Costituzionali e Difesa, relatori Sen. Felice Casson - Ulivo, - Sen. Lidia Brisca Menapace - RC/SE - ,
Sen. Silvana Amati - Ulivo), l’iter non è stato concluso e il Disegno di Legge non è mai arrivato alla discussione in aula .
Ho inoltre operato e promosso azioni di sensibilizzazione nell’ambito del più articolato impegno che ANPI, Comitati e Associazioni stanno conducendo da sempre, e negli ultimi anni con un impegno di grande e articolata mobilitazione nazionale e sui territori, perché si possa arrivare ad ottenere verità e giustizia, a cominciare dal portare nelle aule parlamentari - finalmente! – la discussione, ad oggi non ancora affrontata, sulle conclusioni della Commissione bicamerale di inchiesta sulle stragi nazifasciste, che chiuse i suoi lavori nel febbraio 2006 con due distinte relazioni di maggioranza e di minoranza.
Permettermi di ribadire, alla vigilia del 70.mo anniversario dell’eccidio di Piazzale Loreto, quanto ho espresso all’inizio di questa mia riflessione, citando il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva della Commissione Difesa del 2001. Indipendentemente dalle cause - ma sottolineo: non a prescindere, perché di quelle cause è necessario sapere tutto - che in una catena d’atti e di responsabilità portarono all’occultamento dei fascicoli, la colpevole inerzia di più apparati dello Stato ha inflitto un intollerabile supplemento di dolore e di angoscia alle vittime superstiti, ai famigliari dei trucidati, ai loro discendenti, alle comunità cui appartenevano. Al crimine di quelle stragi si è aggiunta una violenza continuata per oltre mezzo secolo: l’impossibilità di elaborare il lutto, perché quella congiura del silenzio e l’assenza di verità li ha come segregati nell’indicibilità; il loro strazio era stato costretto a rifluire nella dimensione privata, noi - gli altri – non potevamo sentirlo, decodificarlo, parteciparlo.
Riparare, risarcire, ricordare: le Istituzioni, lo Stato, sono chiamati a farsi strumento, ad apprestare tutto ciò che è necessario alla ricerca della verità, e alla sua trasformazione in un sapere condiviso, pubblico, collettivo.
Da decenni viviamo un clima di attacco alla Resistenza e alla lotta di Liberazione. Si tratta di un autentico rovescismo, che nulla ha a che vedere con il processo di revisione che, se condotto scientificamente e su seria base documentale, attiene al metodo dell’indagine storiografica. Ebbene: io sono convinto che se la verità sulle stragi nazifasciste appartenesse al patrimonio di conoscenza di tutti gli italiani e dei cittadini europei il campo di manovra di taluni divulgatori di narrazioni antiresistenziali verrebbe facilmente ridotto e riconosciuto per ciò che davvero è, ossia una spregiudicata azione di propaganda, destituita di ogni fondamento di autorevolezza e non potrebbe raggiungere l’obiettivo, ben definito da Filippo Focardi, di “espungere dalla coscienza storica nazionale la radicale diversità delle ragioni e degli ideali per cui le due parti si erano combattute> .
Dicevo prima dell’erroneo ricorso al termine rappresaglia e non posso dimenticare la strenua lotta condotta per tutta la vita da Rosario Bentivegna, costretto a contrastare, fino all’ultimo anno di vita, le calunnie e a difendere l’onore suo, di Carla Capponi e degli altri compagni dei GAP romani.
Giustamente ci siamo indignati per la sentenza della Corte Internazionale dell’Aja che ha accolto e riconosciuto le ragioni del ricorso della Germania in ordine alle richieste di risarcimento per i crimini compiuti dall’esercito tedesco durante l’occupazione in Italia. Con voce e ragione più forte dobbiamo però pretendere che lo Stato italiano, il nostro Stato, affronti definitivamente il tema di quelle stragi, discuta nelle aule parlamentari le conclusioni della Commissione di inchiesta, disponga la declassificazione dei documenti e la revoca del segreto, istituisca un fondo congruo per il finanziamento della ricerca, per garantire l’esistenza e l’operatività delle istituzioni, degli archivi, dei luoghi della memoria (quegli stessi luoghi a cui ogni anno e ad ogni manovra finanziaria vengono decurtati le già più che esigue risorse). Ben vengano naturalmente iniziative di grande valore e importanza come quella dell’Atlante delle Stragi, con il contributo anche economico della Germania, ma l’assunzione politica della responsabilità italiana non può essere derogata oltre, senza mai dimenticare che a quelle stragi spesso concorsero attivamente appartenenti alle milizie fasciste della repubblica di Salò.
Migliaia di cittadini hanno sottoscritto l’appello dell’ANPI per la verità e la giustizia sulle stragi nazifasciste; lo scorso 10 aprile è stata presentata alla Camera dei Deputati un’interpellanza (Primo firmatario Onorevole Roberto Speranza) per chiedere, tra l’altro, al Presidente del Consiglio dei Ministri “quali iniziative intenda adottare al fine di facilitare, sostenere e promuovere studi e ricerche storiche, anche a livello territoriale, in merito ai tragici effetti delle stragi, contribuendo così non solo all’accertamento della verità, ma anche alla diffusa conoscenza dei fatti, ai fini di una efficace prevenzione per il futuro e della formazione di una vera memoria collettiva e se non ritenga opportuno presentare al Parlamento una relazione in merito all’impatto e all’efficacia delle misure adottate e agli eventuali risultati conseguiti>.
A ciò si è aggiunta il 24 aprile la netta presa di posizione della Presidente Laura Boldrini per la desecretazione, preceduta da un apposito interpello delle autorità responsabili della formazione dei documenti.
Dunque allo stato dei fatti, nel triennio del 70.mo della Liberazione e nello spirito autentico della Costituzione nata dalla lotta antifascista, l’attenzione e l’agire in tal senso è responsabilità prioritaria per chi nelle Istituzioni siede oggi, in rappresentanza dei cittadini elettori, ricordando, con le parole di Stefano Rodotà, che “la democrazia non è soltanto governo “del popolo”, ma anche “governo in pubblico”. Per questo la democrazia deve essere il regime della verità, nel senso della piena possibilità della conoscenza dei fatti da parte di tutti>.
Ora e sempre, Resistenza!


Note:

1 Legge 15 maggio 2003, n. 107, “Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause   dell' occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.  113 del 17 maggio 200
2 Documento conclusivo “Indagine conoscitiva sul rinvenimento di fascicoli relativi a crimini nazi-fascisti”, approvato dalla Commissione Giustizia nella seduta del 6 marzo 2001, pag. 15.
3 Atto Senato n. 548, XV Legislatura; www.senato.it.
4 Filippo Focardi Rielaborare il passato. Usi pubblici della storia e della memoria in Italia dopo la prima Repubblica. In “Riparare Risarcire Ricordare” a cura di Giorgio Resta e Vincenzo Zeno-Zencovich, Editoriale Scientifica, Napoli, 2012, pag. 248.
5 Atto Camera - Interpellanza 2/00504 Seduta di annuncio n. 209 del 10/04/2014; www.camera.it.
6 Stefano Rodotà – Il diritto alla verità. In “Riparare Risarcire Ricordare” a cura di Giorgio Resta e Vincenzo Zeno-Zencovich, Editoriale Scientifica, Napoli, 2012, pag. 508.