NON DIMENTICATE. PIAZZALE LORETO 10 agosto 1944


Vi chiedo una sola cosa: se sopravvivete a questa epoca non dimenticate.
Non dimenticate né i buoni né i cattivi.
Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.
Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia.
Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi.
Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà.
Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.

Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943

il vilipendio degli uccisi

Piazzale Loreto 10 ago 1944
Stampa

"Le stragi nascoste”, spalancato l’armadio della vergogna

Nel 1994 in uno sgabuzzino di Palazzo Cesi a Roma, sede della procura militare, viene ritrovato un archivio con 695 fascicoli, riguardanti crimini di guerra commessi durante l’occupazione nazifascista e occultati subito dopo la guerra.
Fonte VaresNews Home Page

La verità ha sempre un sapore forte, anche se arriva dopo mezzo secolo. A servirla in un libro, da poco pubblicato, è lo storico Mimmo Franzinelli, che, ne “Le stragi nascoste” (Mondadori Editore), ha spalancato al pubblico l’armadio della vergogna, pubblicando ciò che per circa 50 anni era stato occultato nella sede della procura generale militare.
Una storia che riguarda 695 fascicoli processuali, contenenti denunce precise di eccidi commessi in Italia durante l’occupazione nazista  dai tedeschi, ma anche dai collaborazionisti e dai reparti della RSI, e rimasti chiusi in uno sgabuzzino di Palazzo Cesi, in via degli Acquasparta a Roma, nella cancelleria della procura militare. Una sequela sconvolgente di atrocità compiute, da Acerra a Trieste, nei confronti di detenuti politici, partigiani, ebrei, anarchici, antifascisti, gente comune e popolazione inerme. 
(sopra da sinistra: il giornalista Franco Giannantoni e lo storico Mimmo Franzinelli, durante la presentazione del libro organizzata dall'Anpi nella Sala René Vanetti del Circolo di Belforte)

Vicende dimenticate fino al 1994, quando, per puro caso, il procuratore militare Antonino Intelisano, che in quel periodo si occupava del processo contro l’ex ss Erich Priebke, cercò in quello sgabuzzino. Vi trovò un armadio, rimasto per anni con l’apertura rivolta verso il muro, all’interno del quale c’erano dei documenti, archiviati provvisoriamente 34 anni prima, che provavano quelle atrocità. L’armadio conteneva il promemoria "Atrocities in Italy” (atrocità in Italia), che portava stampigliato in chiara evidenza il timbro secret. L’elenco proveniva dal comando dei servizi segreti britannici, venuti a sapere dei fatti durante la campagna d’Italia. «Gli inglesi - spiega Franzinelli - avevano raccolto le denunce presentate dai parenti delle vittime e le avevano integrate con accertamenti e istruttorie sommarie, sufficienti però ad identificare gli elementi principali di ogni singola vicenda. Quando consegnarono il materiale ai giudici italiani, questi pensarono bene di rendere pubbliche solo le denunce contro ignoti, si optò invece per "l’impropria giacenza" in quei casi dove le denunce consentivano di individuare i militari, e non solo tedeschi, colpevoli degli eccidi».L’occultamento e la copertura dei responsabili furono, secondo l’autore, un fenomeno dovuto alla continuità dell’amministrazione della giustizia tra fascismo e democrazia, condizionata da magistrati che si erano formati professionalmente e culturalmente sotto la dittatura. Franzinelli riproduce nel libro molti documenti, le foto delle esumazioni dei martiri di Fossoli, l’elenco delle atrocità nascoste, comprendente luogo, data e una sintesi dei fatti, e un utilissimo indice dei nomi e dei luoghi. Ripercorre l’iter giudiziario della strage del campo di Fossoli, dove vennero uccisi 67 internati e conclusosi con l’archiviazione e propone, come in una sorta di compensazione per la giustizia negata ai primi, l'intera sentenza di condanna contro il boia di Bolzano, Michael Seifert. Il ritrovamento tardivo dei fascicoli ha fatto sì che la maggior parte dei responsabili rimanessero impuniti e al contempo ha ostacolato la ricostruzione storica di quei crimini.
«Le atrocità commesse e per anni nascoste all’opinione pubblica a distanza di tanti anni, con la scomparsa dei protagonisti, trovano oggi nell’azione dei giudici, non una punizione, ma una testimonianza per le generazioni future».