NON DIMENTICATE. PIAZZALE LORETO 10 agosto 1944


Vi chiedo una sola cosa: se sopravvivete a questa epoca non dimenticate.
Non dimenticate né i buoni né i cattivi.
Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.
Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia.
Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi.
Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà.
Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.

Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943

il vilipendio degli uccisi

Piazzale Loreto 10 ago 1944
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IL SOGNO E L’INCUBO

Maurizio Giglio e Pietro Koch
 (di Fabrizio Gregorutti) dal sito www.cadutipolizia.it

Maurizio Giglio proviene da una famiglia dell’alta borghesia profondamente legata al fascismo, e non potrebbe essere altrimenti, visto che il padre è un dirigenti della Polizia e dell’OVRA, il potente servizio segreto del Ministero degli Interni . Sicuramente è fascista anche Maurizio, come la maggior parte dei suoi coetanei degli anni ’30, cresciuto da una dittatura che esalta la gioventù e l’ebbrezza guerriera. Forse è uno di quei giovani universitari descritti da Montanelli, che sognano di cambiare il fascismo dall’interno, senza opporsi ad esso e che vengono guardati con occhio benevolo da alcuni gerarchi “moderati”.


Anche Pietro Koch proviene da una famiglia borghese. Il padre Otto è tedesco ed è un prospero commerciante di vini. Pietro frequenta le scuole “giuste” e quando si tratta di partire militare è ufficiale di complemento dei Granatieri, nello stesso reggimento del Principe Umberto. E’ un bel ragazzo, ha gran successo con le donne e nella sua impeccabile uniforme di sottotenente fa una splendida figura. Ma è l’unica nota positiva. In realtà è solo un piccolo farabutto e quando nel 1939 si congeda, nonostante la guerra sia ormai alle porte, il Regio Esercito lo lascia andare senza alcun rimpianto e, forse, con un sospiro di sollievo.