Vi chiedo una sola cosa: se sopravvivete a questa epoca non dimenticate.
Non dimenticate né i buoni né i cattivi.
Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.
Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia.
Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi.
Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà.
Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.

Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943

il vilipendio degli uccisi

Piazzale Loreto 10 ago 1944
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Intervento del prof. Gigi Borgomaneri

 Trascrizione Risposta del prof. Gigi Borgomaneri ai quesiti posti sul tema oggetto della sua relazione:
"La strage di piazzale Loreto" ed in particolare  sul ruolo di Theodor Saevecke.

La carriera del signor Saevecke credo che sia più illuminante per quel che riguarda il dopoguerra piuttosto che prima.
Prima, il signor Saevecke è un nazista convinto fin dalla tenera età di quindici anni. Sono gli anni del primo dopoguerra della Germania, le turbolenze sociali, il nazismo nascente, e prosegue coerentemente. Dopo un breve periodo nella marina mercantile -anche Saevecke doveva sbarcare il lunario- entra poi nella polizia tedesca, nella polizia criminale, prosegue la sua brava carriera.
Nel ’39, all’invasione della Polonia, viene mandato laggiù, -tra l’altro è interessante notare come il signor Saevecke avesse una memoria strepitosa ma, poi, con improvvisi vuoti, che corrispondono sempre a settimane o mesi critici in cui gli avviene qualcosa. Saevecke ammetteva di essere stato inviato in Polonia proprio subito, nei primi giorni dell’aggressione alla Polonia, a Postdam, cioè, lui diceva di essere arrivato a novembre, non a settembre. Poi, si scopre che a novembre viene sciolto uno dei corpi speciali di polizia [l’Einsatzkommando, ndr], dediti alla caccia agli ebrei e ai primi resistenti. Guarda caso strano, Saevecke data il suo arrivo in Polonia a fare il poliziotto -anzi, lui diceva che si sarebbe addirittura occupato di traffico stradale- arriva proprio quando viene sciolta questa unità speciale. In realtà, invece, ci arrivò quando questa unità speciale lavorava e funzionava a pieno ritmo.
La stessa cosa accadde, di lì a poco, quando viene inviato in Tunisia, insieme a quello che sarà poi il suo superiore anche a Milano, il colonnello Walter Rauff. Anche in Tunisia Saevecke sostiene di essere arrivato circa una ventina di giorni, un mese dopo che si è chiusa l’operazione di rastrellamento degli ebrei tunisini, alla quale, invece, partecipa bellamente; e non partecipa soltanto, ma fa anche il ladrone perché sono stati trovati due testimoni sopravvissuti, che oggi vivono a Parigi, due ebrei tunisini, che se lo son visti arrivare a casa. Uno addirittura ha visto Saevecke arrivare con un camion e portarsi via un pianoforte; all’ altro, nonostante il suo antisemitismo, porta via due preziose menorah. Il genero di Saevecke, per altro, separato dalla figlia, diceva che Saevecke conservava sul camino di casa una menorah preziosissima –va a sapere, poi, se era una delle due.
Ma perché vi racconto questi particolari? Per dirvi -ma non riguardava solo Saevecke-, che le malefatte di buona parte di questa gente, non nascevano soltanto da una coerenza ideologica, un’ideologia che sappiamo basata sul sangue, la razza, la violenza eccetera, ma erano anche, detto brutalmente, degli emeriti farabutti, degli approfittatori, dei ladri.
Quando l’Africa viene abbandonata, Saevecke viene trasferito a Milano insieme a Walter Rauff, e diventa praticamente il comandante interprovinciale della polizia di sicurezza a Milano. Il 30 aprile [’45] si consegna agli americani, viene inviato in un campo di concentramento nei pressi di Rimini, dove sono rinchiuse tutte le SS, ci fa poco -mi pare- più di due anni, ritorna in Germania e la CIA gli offre di lavorare per gli americani.
In un primo momento, Saevecke rifiuta, poi, accetta e per due, tre anni lavora per la CIA finché, nel ’51/’52, rientra nella polizia. Avrebbe voluto occuparsi soltanto di crimini, dirà lui. In realtà, vista la sua esperienza pregressa -è come il maiale: non si butta via niente!- e visto che era stato tanto bravo, è obbligato, quasi costretto, a entrare nella polizia politica. Diventa, niente meno, che il vice direttore dei servizi di sicurezza e di controspionaggio.
Nel ’53, il suo nome appare anche sulla stampa italiana ma tutto finisce in nulla. Nel ’63, esplode un altro scandalo, il suo nome riappare, il ministero tedesco nega che abbia avuto dei trascorsi nazisti; poi li ammette, dicono che Saevecke è stato collocato in pensione, ma non era vero nulla: Saevecke si pensionerà agli inizi degli anni 70. Negli anni del dibattito e dello scandalo sui giornali [del ’63] viene soltanto allontanato dal suo ufficio e posto in un altro. È emblematica la sua storia, perché è la storia del riciclaggio, in funzione anticomunista, non tanto del personaggio ma di un bagaglio di esperienze, di una serie di conoscenze che, nel clima della guerra fredda, gli anglo-americani o meglio l’ occidente credeva di poter riutilizzare.
Focardi e Pezzino credo che potrebbero farvi una lunga lista di questi personaggi che non troviamo soltanto nella polizia ma anche nei ministeri, nella magistratura: questa è stata la storia della Germania nel dopoguerra ma anche una storia europea. Come da noi. In fondo, il buon Guido Leto, direttore dell’OVRA, è diventato dopo la liberazione il direttore tecnico della scuola di polizia.