Vi chiedo una sola cosa: se sopravvivete a questa epoca non dimenticate.
Non dimenticate né i buoni né i cattivi.
Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.
Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia.
Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi.
Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà.
Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.

Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943

il vilipendio degli uccisi

Piazzale Loreto 10 ago 1944
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Giulio Casiraghi

Giulio CasiraghiNasce il 17 ottobre 1899 a Sesto San Giovanni. E’ montatore elettromeccanico. Entra nel Partito Comunista sin dalla sua fondazione. Nel 1930 viene arrestato per attività antifascista, sottoposto a tortura da elementi dell’Ovra e condannato a cinque anni di reclusione. Viene dimesso nel 1932 per amnistia, nuovamente arrestato nel 1935 e detenuto per sei mesi. Operaio di doti non comuni per intelligenza, per attività e per bontà, seppe crearsi in fabbrica una larga simpatia tra gli operai. Redattore dei giornali clandestini “Il Risveglio” e “La Fabbrica”.  Animatore degli scioperi del 1943 negli stabilimenti Ercole Marelli di Sesto San Giovanni, è arrestato una terza volta e detenuto per altri tre
mesi. Dopo l’8 settembre 1943 organizza l’azione clandestina, raccoglie e smista materiale di propaganda. Arrestato il 12 luglio 1944, al ritorno dal lavoro, verso mezzogiorno, viene trasferito nelle carceri di Monza, dove è torturato da SS tedesche. Successivamente viene trasferito al 5° raggio del carcere di San Vittore.
Nel corso della sua detenzione, Giulio ha modo di incontrare diverse volte la moglie Erminia Sala che si preoccupa delle sue condizioni di salute, a causa dei maltrattamenti subiti. “Giulio, t’han dà di bott?” “No, son borlà giò di scal”. Così Casiraghi spiega a Erminia, il livido sotto gli occhi e l’andatura zoppicante. “Stanotte - dice ancora - è suonato l’allarme, siamo scesi in rifugio e, sai le scale sono al buio, ho inciampato e sono caduto.” La prima volta che Erminia si accorge dei lividi è il 20 luglio; lo vede venire avanti e piange, ma lui la rassicura. Non parla dei suoi mali con lei, per non angustiarla,
non parlerà sotto le torture. Forse per questo è un prigioniero di riguardo. “Non riesco a capire perché non mi mettono in compagnia, ma pazienza, tutto passerà” scrive a Erminia il 31 luglio 1944. Ed ancora
il 3 agosto 1944 scrive dal carcere di Monza: “A me hanno cambiato cella e ti dirò che sono contento perché nella nuova cella non ci sono cimici e questo è l’essenziale, però sono ancora solo e non capisco perché non mi mettono in compagnia. Se ci sarà qualcosa di nuovo non mancherò di fartelo sapere.” Prima di essere trasferito a San Vittore Giulio Casiraghi scrive le sue ultime righe sulla porta del carcere di Monza: “Il mio pensiero alla mia cara moglie e ai miei cari, il mio corpo alla mia fede.”
Dopo il trasferimento a San Vittore, Erminia è convinta che andrà in Germania. E’ un ottimo operaio e lo metteranno certamente in fabbrica a lavorare.
Il 10 agosto 1944 la sorella Nanda, affacciandosi al balcone di casa sua in via Marconi a Sesto, sente che a piazzale Loreto hanno fucilato diversi antifascisti. Ha un presentimento e corre là. Un miliziano fascista le chiede cosa voglia e lei risponde che teme che tra i morti ci sia il fratello. Il miliziano comincia a sollevare una a una le teste dei fucilati. “Quando vidi che uno era Fogagnolo - disse anni dopo Nanda - non ebbi più dubbi sul fatto che anche Giulio era lì assassinato.”
Anche la moglie sente dei quindici fucilati. Corre allora in Piazzale Loreto. Vede il cadavere di Giulio. Grida: “Assassini, assassini!”. Le si avvicina uno della milizia e le dice: “Ah, quello è tuo marito; quello ha alzato il pugno ed ha gridato: “Viva la rivoluzione!” Erminia grida ancora e poi sviene.

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