Vi chiedo una sola cosa: se sopravvivete a questa epoca non dimenticate.
Non dimenticate né i buoni né i cattivi.
Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.
Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia.
Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi.
Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà.
Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.

Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943

il vilipendio degli uccisi

Piazzale Loreto 10 ago 1944
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Eraldo Soncini

Eraldo SonciniNasce il 4 aprile 1901 a Milano. Operaio. Antifascista di vecchia data, appartiene al Cln della Zona di Porta Venezia e alla costituenda 107^ Brigata SAP, già membro della Commissione interna della Pirelli.

Viene arrestato in via Pecchio, a seguito di una retata della Gestapo e dei fascisti della Muti. Soncini si recava spesso al n. 11 di via Pecchio dove si incontrava con Dario Barni, commissario delle Matteotti caduto a Begoglio (frazione di Santa Maria della Versa (PV)) il 18 settembre 1944.

Soncini viene arrestato e torturato alla Casa del Balilla di Monza. Il 7 agosto 1944 trasferito nel carcere di San Vittore.

Il fratello Ferdinando racconta: L'ultima volta che lo vidi vivo fu il 7 agosto. Come nei giorni precedenti lo avevo seguito nel tragitto tra il carcere e la Casa del Balilla (Monza) dove lo portavano per l'interrogatorio. Trepidi, sulle biciclette l'8 agosto attendemmo inutilmente che passasse. Non vedendolo chiedemmo di lui alla direzione del carcere. Ci dissero che era stato trasportato a San Vittore. Passò il 9. Erano le sei del mattino del 10, stavo scendendo dalla bici, allora facevo il primo turno alla Pirelli Bicocca, quando udii una scarica di fucileria, poi un'altra, poi un'altra ancora. Agghiacciai... Rimasi a lungo aggrappato al manubrio della bicicletta. Stavo per entrare quando un collega mi disse di tornare subito a casa. Eraldo ha lottato sino all'ultimo. E' fuggito mentre i fascisti spianavano contro di lui le armi. La fuga colse di sorpresa i repubblichini. Aveva già raggiunto via Andrea Doria: il più era fatto. Ma qui un colpo di fucile lo raggiunse ad un polpaccio. Barcollò solo per un attimo; prosegui la sua fuga e si rifugiò in un portone di via Palestrina (al numero 7). I fascisti, guidati dalle gocce di sangue perso dalla gamba, entrarono nel portone, infilarono di corsa le scale. Eraldo era nascosto in un vano del muro. Gli erano passati davanti senza vederlo. Il suo respirare affannoso però richiamò la loro attenzione di uno degli assassini. Gli ingiunse di alzare le mani e a bruciapelo scaricò il caricatore del mitra.”