Vi chiedo una sola cosa: se sopravvivete a questa epoca non dimenticate.
Non dimenticate né i buoni né i cattivi.
Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.
Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia.
Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi.
Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà.
Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.

Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943

il vilipendio degli uccisi

Piazzale Loreto 10 ago 1944
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Domenico Fiorani

Domenico FioraniNasce a Roron (Svizzera) il 24 gennaio 1913. Nome di battaglia Mingo. Tecnico in trattamenti chimici a Sesto San Giovanni, già durante il fascismo vi organizza nuclei operai, cura la preparazione e la diffusione di stampa clandestina. Dopo il 25 luglio 1943 assume un ruolo di primo piano nell'azione politica, continuata clandestinamente su vasta scala dopo l'8 settembre 1943. E' l'organizzatore del Partito Socialista Italiano a Sesto San Giovanni. Viene arrestato il 25 giugno 1944 a Busto Arsizio, per opera della polizia politica guidata da un delatore, mentre andava a trovare la moglie ricoverata in ospedale. Lo portano nel carcere di Monza e lo interrogano alla casa del balilla. Una delle ultime volte che vede sua madre nel parlatorio della prigione; chiaro anche con lei, quasi spietato: E' inutile che tu pianga, mamma, tanto se non finisce la guerra, io da qui non esco vivo. La signora Olga ricorda perfettamente queste parole, ma allora non ci volle credere. La mattina del 10 agosto quando viene prelevato dalla cella di San Vittore, dove é stato trasferito da Monza due giorni prima, capisce che lo portano alla morte. Scrive due commoventi righe su un biglietto che infila nella calza:
“Pochi istanti prima di morire a voi tutti gli ultimi palpiti del mio cuore, W l'Italia.”
E' la madre a trovare il biglietto quando ricompone il corpo del figlio all'obitorio.
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Andrea Esposito

Andrea EspositoNasce a Trani il 26 ottobre 1898. Maglierista. Appartiene, con il figlio Eugenio, alla 113^ Brigata Garibaldi SAP. Viene arrestato con Eugenio alla fine di luglio del 1944, da membri dell'Ufficio Politico della Guardia Nazionale Repubblicana. Nel tentativo di mettere in salvo il figlio Eugenio, in età di leva, Esposito si affida a un giovane che si presentava come partigiano, il quale proponeva di portare Eugenio in salvo nell'Oltrepò Pavese. La mattina del 31 luglio il partigiano si presenta in casa degli Esposito, con un amico. Eugenio e Andrea si avviano con i due accompagnatori verso una macchina. Gli sportelli sono già aperti. Padre e figlio si abbracciano, ed é proprio in quel momento che si sentono le pistole puntate alla nuca. Dopo le botte e gli interrogatori dei repubblichini, si apre per loro il carcere di San Vittore. Sono in due celle vicine: si parlano attraverso le grate, urlando nel cortile i loro pensieri. C'é anche un avvocato che si sta occupando di farli uscire. La mattina del 10 agosto quando Eugenio chiama il padre attraverso la grata, non ottiene risposta. I secondini gli diranno che Andrea Esposito stato trasferito a Bergamo. Eugenio conosce la verità a guerra finita, quando tornerà da Dachau, dove é stato deportato pochi giorni dopo l'eccidio di Piazzale Loreto. Come gli altri antifascisti, per i quali originariamente era stata decisa la condanna a morte, stato infatti graziato con la deportazione nei campi di concentramento tedeschi.
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Giulio Casiraghi

Giulio CasiraghiNasce il 17 ottobre 1899 a Sesto San Giovanni. E’ montatore elettromeccanico. Entra nel Partito Comunista sin dalla sua fondazione. Nel 1930 viene arrestato per attività antifascista, sottoposto a tortura da elementi dell’Ovra e condannato a cinque anni di reclusione. Viene dimesso nel 1932 per amnistia, nuovamente arrestato nel 1935 e detenuto per sei mesi. Operaio di doti non comuni per intelligenza, per attività e per bontà, seppe crearsi in fabbrica una larga simpatia tra gli operai. Redattore dei giornali clandestini “Il Risveglio” e “La Fabbrica”.  Animatore degli scioperi del 1943 negli stabilimenti Ercole Marelli di Sesto San Giovanni, è arrestato una terza volta e detenuto per altri tre
mesi. Dopo l’8 settembre 1943 organizza l’azione clandestina, raccoglie e smista materiale di propaganda. Arrestato il 12 luglio 1944, al ritorno dal lavoro, verso mezzogiorno, viene trasferito nelle carceri di Monza, dove è torturato da SS tedesche. Successivamente viene trasferito al 5° raggio del carcere di San Vittore.
Nel corso della sua detenzione, Giulio ha modo di incontrare diverse volte la moglie Erminia Sala che si preoccupa delle sue condizioni di salute, a causa dei maltrattamenti subiti. “Giulio, t’han dà di bott?” “No, son borlà giò di scal”. Così Casiraghi spiega a Erminia, il livido sotto gli occhi e l’andatura zoppicante. “Stanotte - dice ancora - è suonato l’allarme, siamo scesi in rifugio e, sai le scale sono al buio, ho inciampato e sono caduto.” La prima volta che Erminia si accorge dei lividi è il 20 luglio; lo vede venire avanti e piange, ma lui la rassicura. Non parla dei suoi mali con lei, per non angustiarla,
non parlerà sotto le torture. Forse per questo è un prigioniero di riguardo. “Non riesco a capire perché non mi mettono in compagnia, ma pazienza, tutto passerà” scrive a Erminia il 31 luglio 1944. Ed ancora
il 3 agosto 1944 scrive dal carcere di Monza: “A me hanno cambiato cella e ti dirò che sono contento perché nella nuova cella non ci sono cimici e questo è l’essenziale, però sono ancora solo e non capisco perché non mi mettono in compagnia. Se ci sarà qualcosa di nuovo non mancherò di fartelo sapere.” Prima di essere trasferito a San Vittore Giulio Casiraghi scrive le sue ultime righe sulla porta del carcere di Monza: “Il mio pensiero alla mia cara moglie e ai miei cari, il mio corpo alla mia fede.”
Dopo il trasferimento a San Vittore, Erminia è convinta che andrà in Germania. E’ un ottimo operaio e lo metteranno certamente in fabbrica a lavorare.
Il 10 agosto 1944 la sorella Nanda, affacciandosi al balcone di casa sua in via Marconi a Sesto, sente che a piazzale Loreto hanno fucilato diversi antifascisti. Ha un presentimento e corre là. Un miliziano fascista le chiede cosa voglia e lei risponde che teme che tra i morti ci sia il fratello. Il miliziano comincia a sollevare una a una le teste dei fucilati. “Quando vidi che uno era Fogagnolo - disse anni dopo Nanda - non ebbi più dubbi sul fatto che anche Giulio era lì assassinato.”
Anche la moglie sente dei quindici fucilati. Corre allora in Piazzale Loreto. Vede il cadavere di Giulio. Grida: “Assassini, assassini!”. Le si avvicina uno della milizia e le dice: “Ah, quello è tuo marito; quello ha alzato il pugno ed ha gridato: “Viva la rivoluzione!” Erminia grida ancora e poi sviene.

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Renzo Del Riccio

Renzo del RiccioNasce l’11 settembre 1923 ad Udine. Operaio meccanico e socialista,
fa parte di una formazione delle Brigate Matteotti operante nel Lecchese dall’ottobre 1943 al gennaio 1944. A causa dello scioglimento della sua Brigata, deve rientrare a Sesto San Giovanni.
Da quel momento inizia la sua appartenenza alle squadre Gap e Sap con le quali partecipa attivamente all’occupazione e alla distruzione delle stazioni telefoniche di Canzo e Asso. Partecipa inoltre all’annientamento
dei vari presidi fascisti. Segnalato agli sgherri nazifascisti per la sua attività cospirativa, viene arrestato. E’ avviato dai tedeschi alla deportazione, ma a Peschiera riesce a fuggire e a nascondersi a Milano in casa di parenti. Viene nuovamente arrestato alla fine di aprile del 1944 in un bar di viale Monza, dove attende un compagno per un collegamento. Imprigionato nelle carceri di Monza, credeva come altri di essere mandato in Germania, tanto che proprio nell’ultimo incontro in  prigione con la sorella Wanda le chiede l’indirizzo del fratello maggiore deportato nei lager nazisti.


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Gian Antonio Bravin

Antonio BravinNasce il 29 febbraio 1908 a Berge Bergech. Commerciante. Partigiano.
Di Antonio Bravin la moglie scrive: “Nel 1943 fu richiamato alle armi e destinato a Mondovì al 1° Reggimento Alpini, dove rimase sino all’8 settembre.Qualche mese dopo volle mettere al sicuro me e il nostro bambino di pochi anni, presso mia madre, qui a Trecate. Lui con il suo spirito battagliero e col suo grande entusiasmo si unì al movimento partigiano che operava nel Varesotto. Furono mesi pieni di ansia per me che indovinavo in quali continui pericoli si trovava. Sapevo che si manteneva in continuo contatto con Milano, dove veniva sovente per prelevare materiale e ritirare gli aiuti che molti mandavano ai partigiani. Fu infatti arrestato a Milano nel giugno del 1944 e mandato a San Vittore. Da questo luogo uscì quella terribile mattina del 10 agosto.”